Domani si parte per la Thailandia, Laos e Cambogia. Siamo pronti ad assaporare ogni tipo di cibo, dagli insetti al semplice riso..
Ogni tanto vi terremo aggiornati sulla nostra prossima avventura e intanto vi porgiamo i nostri saluti più calorosi.
Domani si parte per la Thailandia, Laos e Cambogia. Siamo pronti ad assaporare ogni tipo di cibo, dagli insetti al semplice riso..
Ogni tanto vi terremo aggiornati sulla nostra prossima avventura e intanto vi porgiamo i nostri saluti più calorosi.
La renga è un pesce di mare, tipico della cucina veneziana in particolare alla vigilia del pediodo quaresimale. Un piatto povero ma con un gusto forte e delicato. Prima di darvi la ricetta vi diamo un consiglio: la renga va fatta il giorno prima di essere mangiata, il sapore cambia di molto.
Fate bollire la renga afumicata per 6-7 minuti in acqua e latte. Una volta raffreddata togliete la pelle, un po del grasso sottopelle, e pulitela della lisca. Mettete la ringa in una ciotola e copritela di olio extravergine di oliva e alloro. La consigliamo servita con dei crostini al burro o con la polenta.
Da un po’ abbiamo aperto questo blog con l’intenzione e la convinzione di realizzare una community di persone a cui piace mangiare assieme, allegri e spensierati. Stiamo lavorando per poter offrire uno strumento che permetta a chiunque di organizzare e preparare una cena in casa propria o in un locale familiare la cena con i propri amici, conoscenti o familiari. L’idea è che queto senso di convivialità trasbordi i confini del proprio circolo di persone investendo chiunque abbia il desiderio di parteciparvi, collaborando in ogni modo possibile, sostenendone parte delle spese, aiutando in cucina o semplicemente lavando i piatti a fine mangiata!!
Il processo di creazione di tale strumento è ovviamente lento e richiede, oltre a conoscenze, anche tanto sforzo e molta pazienza. Non ci siamo mai illusi di poter realizzare tutto e subito. Attualmente, ricordando che il presente blog è aperto da appena 3 mesi, abbiamo raccolto alcuni collaboratori e la stima di altri blogger e appassionati della cucina. Nel tempo che dedicheremo al progetto, resteremo il più aperti e disponibili possibile a modifiche, consigli, richieste ed esigenze che ci verranno man mano incontro.
Al momento, per completare e coadiuvare la presenza del blog, abbiamo aperto un account sulla piattaforma di Ning e vi invitiamo ad iscrivervi. Atteraverso questo strumento potrete inserire le vostre foto, i video, le ricette e gli articoli del vostro blog personale. Attraveso l’elemento degli strumenti “crea evento” potrete anche iniziare a organizzare la vostra cena, invitando i vostri amici a iscrivervi attraverso Enjoy My Meal.
Buon appetito a tutti!
Chiara ci ha mandato un post con foto della cena fatta per salutare l’amica Chiara. Quante Chiara!
La sveglia suona relativamente presto questo sabato: è difficile alzarsi all’indomani di una serata di festa, ma c’e’ una cena da organizzare per salutare un’amica che rientra in Italia! La scelta del menù questa volta è ricaduta su uno dei piatti più classici della nostra tradizione, la pasta al forno, che racchiude tutti quei sapori di una memoria tramandata di madre in figlia e fatta di ingredienti semplici. Quando si è lontani dalla propria città e dai volti delle persone a noi care, si impara a recuperare l’importanza per le piccole cose, per quei dettagli che hanno accompagnato la nostra infanzia e che ora rendono speciali dei cibi, non tanto per la soddisfazione del palato, ma per il carico affettivo che portano. La nonna di Chiara le raccontava sempre che la pasta al forno veniva riservata per i giorni di festa, perché quando lei era giovane “c’era la guerra e non avevamo niente”, ma per le occasioni speciali la famiglia si riuniva attorno alla tavola imbandita con la tovaglia, quella bella, come diceva lei, quella ricamata a mano dalla sua mamma e si apriva anche la bottiglia del vino buono, frutto della vendemmia degli anni precedenti.
Chiara sfornella in cucina con la musica del suo cd preferito di sottofondo, mentre Alberto, tra una chiacchiera e l’altra, ruba qualche assaggio di ragù. Poco dopo sono raggiunti da Erica, che insegna loro a preparare le castagnole: quale dolce migliore nel periodo di carnevale? Sono semplicemente deliziose e, come con le ciliegie, una tira l’altra.
La cena è quasi pronta, tutti sono ormai seduti ai loro posti, le bottiglie di vino stappate e la festa ha inizio. Perché sono questi momenti caratterizzati dal piacere dello stare insieme che fanno sì che l’allegria di una cena non si sfumi con il passare dei giorni, ma resti sempre presente nella memoria, come quando la nonna di Chiara era giovane.
In Italia c’è un settore che sembra non conoscere crisi: è quello del turismo enogastronomico, che secondo l’ultimo rapporto “Osservatorio sul turismo del vino”, realizzato da Città del vino/Censis, coinvolge nel nostro paese dai 4 ai 6,5 milioni di appassionati, per un giro d’affari complessivo stimato in circa 2,5 miliardi di euro. In nessun Paese come l’Italia, si legge nello studio, il turismo enogastronomico ha assunto una fisionomia così diffusa e consistente, con 140 Strade del vino e dei Sapori e 1.300 comuni attraversati da questa rete capillare, che comprende quasi 400 denominazioni territoriali di vini, oltre 4.000 ristoranti, quasi 33.000 prodotti vitivinicoli e più di 3.300 cantine. Gli eno-appassionati, in linea con la tendenza internazionale del momento, scelgono vacanze brevi, da 1 a 2 notti, ma ben organizzate.
Un 2008 positivo
Il turismo del vino rappresenta un fattore determinante per lo sviluppo turistico ed economico del territorio, soprattutto in Campania, Lazio, Piemonte, Marche, Sicilia, Veneto e Lombardia. Il fenomeno risulta già ampiamente affermato anche in Trentino, Umbria, Toscana, Puglia, Friuli ed Emilia Romagna. La crisi economica, sottolinea il rapporto Città del vino/Censis, non dovrebbe colpire il settore: in nessuna regione sono previste flessioni per il turismo enogastronomico da qui ai prossimi cinque anni. I dati più recenti, d’altronde, sono positivi: il 62% dei produttori delle aziende oggetto del sondaggio Città del Vino/Censis, ha visto aumentare il numero di visitatori nel 2008 rispetto al 2007. Segno negativo invece per i ristoratori, che hanno registrato una diminuzione dei loro ospiti, compresa tra – 4% e – 5,5%.
I fattori d’attrazione
Dal punto di vista della domanda, secondo il parere delle aziende della filiera del vino intervistate, la degustazione in cantina risulta essere l’attrazione preferita dei visitatori (93,5% delle preferenze). Seguono la visita alla cantina (85,8%) e, dato interessante, la vendita dei vini (57,4%). Elementi di minore interesse sembrano essere la vendita dei prodotti tipici (5,9%), la possibilità di pernottare in azienda (6,5%), le cene a tema (8,3%) e, sorprendentemente, la ristorazione (9,5%). Un certo fascino esercita la visita al vigneto (30,2%).
Fonte del 3 marzo 2009: IlSole24ore
Non so per quale assurda ragione ma mi sono sempre chiesto che tipo di alimentazione potrà avere un uomo come il Papa. Quest’ultimo è tedesco poi..ma vivendo in Italia starà assimilando la nostra cucina mediterranea? O magari è un appassionato di crauti? Essere cuoco del papa deve essere un’esperienza un po’ strana, di responsabilità e di qualità, ma per niente mistica. La cosa simpatica è che l’unico articolo che ho trovato nella web su cene del papa riguarda una cena genovese tra tutte le principali cariche religiose. Beh l’articolo è interessante, soprattutto quando si ritorna alle comparazioni con Wojtyla e sul fatto che quest’ultimo un bicchiere di vino non lo rifiutasse mai. Cosa invece comune per Benedetto che si accontenta di una semplice spremuta d’arance..papa che vai, usanze che trovi.
Rientriamo a casa verso le 20, siamo Chiara, Alba e Alberto… e immancabilmene qualcuno chiede: e questa sera, cosa mangiamo?
Apriamo il frigo e in tre mettiamo insieme del merluzzo, delle cozze e dei calamari. Zuppa di pesce!
Facciamo saltare le cozze in una padella con un po di olio e uno spicchio di aglio. Intanto mettiamo a lessare due patate e una carota. In una padella facciamo saltare il merluzzo e i calamari, poi, quando han preso colore, aggiungiamo l’acqua rilasciata dalle cozze e il brodo fatto con le teste dei calamari e un po di dado. Quando la verdura è ben lessata la togliamo dall’acque e la frulliamo aggiungendo un pomodoro. Quando otteniamo una crema omogenea la aggiungiamo alla zuppa, mescolando bene perchè il tutto si amalgami al meglio. Aspettiamo che prenda il bollore, aggiungiamo le cozze, un po di prezzemolo e serviamo con una fetta di pane tostato. Per il sale non abbondate, l’acqua delle cozze è già salata.
Alba dice: sembra quella che cucina mia nonna a Natale. Che gran complimento!
Il risotto mi piace e c’è poco da fare. Lo sanno in molti e anche se a non tutti può piacere come a me, spesso e volentieri dedico ampio spazio e vari post alle cene che trattano come tema il risotto. Questa volta l’ho fatto con gorgonzola e noci, come non l’avevo mai fatto..
Sono andato al mercato, ho comprato le noci più care che c’erano (non chiedetemi da dove provenissero), il gorgonzola e il riso (qui in Spagna ho dovuto prendere “arroz bomba“), pere, le verdure per il brodo e l’erba cipollina. Una volta fatto scaldare la padella, ho messo l’olio e l’erba cipollina, soffrittino veloce e via a sfumare il riso con spumante (Cava catalano). Dopo aver aggiunto il brodo ho messo le noci tritate per bene e ho continuato la cottura per 10 minuti circa. A quel punto ho aggiunto le pere a cubetti e fino a quando non ho spento il fuoco non ho aggiunto nient’altro. A quel punto ho messo il gorgonzola e un po’ di burro.
Per la presentazione del piatto una spolverata di cannella e il verde del prezzemolo..un successo!
Poi la curiosità mi ha fatto trovare questo video e un’altra versione che non tarderemo a provare..
Delle feste “classiche” che si hanno durante l’anno, quella del Carnevale è quella che mi mette più allegria. Associo a questa festa un’immagine colorata di persone festanti, travestiti dai loro personaggi preferiti o anche solo per fare una risata tra amici, musica e coriandoli, bambini con le guance colorate di rosso che guardano sfilare i carri che loro immaginavano esistere solo nelle fiabe. Un concentrato di allegria e colori che non può non coinvolgere.
Quest’anno putroppo abbiamo mancato l’appuntamento con il Carnevale di Venezia, sostituito con quello di Sitges, un paese vicino Barcellona. E cosi i canali si sono trasformati in spiaggia e le calli in strade piene di gente. Comunque la festa è garantita.
Una cosa che ci è mancata sono le incredibili frittelle veneziane, ripiene di crema, zabaione o le classiche vuote con solo l’uvetta. Abbiamo sbirciato tra le ricette della mamma e questa ci sembra essere abbastanza classica:
Ingredienti per circa 10 persone:
Preparazione
Mescolate bene le uova, lo zucchero, il lievito sciolto in un po’ di latte tiepido e il burro; aggiungete la farina e il resto del latte formando una pastella abbastanza consistente alla quale aggiungerete l’uvetta, i pinoli, una presa di sale, e la buccia di limone grattuggiata. Fate lievitare l’impasto in un luogo tiepido per alcune ore. Poi friggete versando la pasta a cucchiaiate nell’olio caldo. Lasciate friggere le frittelle fino a che non assumono un bel colore oro bruno. Una volta pronte lasciatele sgocciolare nella carta assorbente. Infine cospargete le frittelle con lo zucchero a velo.